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INCONTRI

“AL FUTURO CI CREDIAMO”

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Il mercato del lavoro è in continuo movimento e oggi, più di una volta, chiede a chi vi opera grandi capacità.

Capacità di aprirsi in un mondo globalizzato, capacità di innovarsi e di innovare, capacità di raccogliere le nuove sfide.

Sicuramente ci sono molti vincoli burocratici e difficoltàche legano il sistema italiano ma chi si impegna, anche ai nostri giorni, può farcela.

Vincere si può, soprattutto se siamo pronti a scommettere su settori in via di sviluppo, quale il nostro, legato ai materiali plastici.

La Polistamp crede nel futuro e nei giovani: nel mese di gennaio Poli Umberto ha dedicato il suo tempo ai ragazzi dell’istituto tecnico superiore di Bergamo.

L’incontro è stato motivo di confronto di idee con le nuove generazioni: è emersa la loro grande curiositàe la voglia di scommettere ancora sull’impresa e sulla produttività in questo paese.

Qui di seguito riportiamo l’articolo pubblicato sul sito dell’istituto tecnico superiore: è un punto di partenza per tutti, soprattutto per quei giovani che nel futuro ci credono ancora.

 

“Oggi gli alunni dei corsi TLC e di Gomma e materie plastiche 1, hanno incontrato l’imprenditore Umberto Poli, titolare della Polistamp, azienda bergamasca specializzata nella lavorazione di materie plastiche, metalli e resina, e leader nel settore della prototipazione. L’incontro si èaperto con la presentazione di un’idea imprenditoriale nata durante il modulo di Organizzazione Aziendale e realizzazione dell’idea di impresa, tenuto dal Professor Armando Persico.

Il Sig. Poli ha risposto ad una serie di domande poste dai ragazzi, chiarendo molti dubbi legati agli step necessari nella realizzazione di un prototipo, dalla scelta del materiale idoneo, ai possibili costi di realizzazione.

Il dialogo si èpoi spostato su un argomento piùampio, il mercato, motivo di dibattito che ha toccato soprattutto i settori dove Polistamp mette in campo la propria esperienza e professionalità: dal settore dell’industria automobilistica, a quello alimentare, fino ad arrivare direttamente nelle nostre case con la domotica. Quest’ultima affascina particolarmente gli studenti del corso TLC, essendo strettamente legata a discipline come l’elettronica, l’informatica e le telecomunicazioni, materie trattate nel loro percorso formativo.

Lo scopo dell’incontro però, sembra piùche altro quello di spronare i ragazzi a conoscersi e avere consapevolezza delle proprie caratteristiche personali, dei propri talenti e dei propri limiti, indispensabili per definire il proprio progetto professionale. Saper prendere decisioni, essere curiosi, accogliere e provocare il cambiamento, sembrano essere alcune delle attitudini necessarie per avviare una propria attività. E il Sig. Poli, da buon imprenditore, riesce a comunicarlo parlando di traguardi raggiunti e risultati concreti, ma anche di entusiasmo e di passione per le proprie idee.”

UNA STORIA IN CONTINUA EVOLUZIONE

LE ORIGINI

La plastica è un materiale considerato “recente e moderno” ma la sua storia risale a tempi piuttosto remoti.Sin dall’antichità l’uomo ha utilizzato dei veri e propri “polimeri naturali”, come l’ambra, il guscio di tartaruga o il corno.

La storia della plastica comincia nell’XIX° secolo, quando, tra il 1861 e il 1862, l’Inglese Alexander Parkes, sviluppando una serie di studi sul nitrato di cellulosa, isola e brevetta il primo materiale plastico semisintetico, che battezza Parkesine (più nota poi come Xylonite).

Si tratta di un primo tipo di celluloide, utilizzato per la produzione di manici e scatole, ma anche di manufatti flessibili come i polsini e i colletti delle camicie.

Il materiale si afferma, però, qualche anno dopo quando nel 1870 i fratelli americani Hyatt brevettano la formula della celluloide, avendo l’obiettivo di sostituire il costoso e raro avorio nella produzione delle palle da biliardo, incontrando poi un immediato successo presso i dentisti quale materiale da impiegarsi per le impronte dentarie.

 Dal punto di vista chimico, la celluloide era ancora nitrato di cellulosa ed era inadatto ad essere lavorato con tecniche di stampaggio ad alta temperatura in quanto molto infiammabile.

Il problema fu superato con l’avvento del nuovo secolo, quando fu sviluppato l’acetato di cellulosa, ovvero la celluloide, che era sufficientemente ignifuga per rinforzare e impermeabilizzare le ali e la fusoliera dei primi aeroplani o per produrre le pellicole cinematografiche.

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IL NOVECENTO

Il secolo della plastica è il ‘900. Nel 1907 il chimico belga Leo Baekeland ottiene per condensazione tra fenolo e formaldeide la prima resina termoindurente di origine sintetica, che brevetterà nel 1910 con il nome dei Bakelite.

Il nuovo materiale ha un successo travolgente e la Bakelite diviene in breve e per molti anni la materia plastica più diffusa ed utilizzata.

 Nel 1912 un chimico tedesco, Fritz Klatte, scopre il processo per la produzione del polivinilcloruro (PVC), che avrà grandissimi sviluppi industriali solo molti anni dopo.  

 Un anno dopo, nel 1913, è la volta del primo materiale flessibile, trasparente ed impermeabile che trova subito applicazione nel campo dell’imballaggio: lo Svizzero Jacques Edwin Brandenberger inventa il Cellophane, un materiale a base cellulosica prodotto in fogli sottilissimi e flessibili.

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GLI ANNI ’20, ’30 E ’40

Con gli anni ’20 la “plastica” trova anche una rigorosa base teorica. Hermann Staudinger, dell’Università di Friburgo, avvia nel 1920 una serie di studi  sulla struttura e le proprietà dei polimeri naturali e sintetici.

Gli anni ’30 e la seconda guerra mondiale segnano il passaggio della “plastica” all’”età adulta”, attraverso  la creazione di una vera e propria industria moderna: il petrolio diviene la “materia prima” da cui partire per la produzione e, contemporaneamente, migliorano le tecniche di lavorazione, a cominciare da quelle di stampaggio.

Nel 1935 Wallace Carothers sintetizza per primo il nylon (poliammide), una materiale che si diffonderà con la guerra al seguito delle truppe americane trovando una quantità di applicazioni, grazie alle sue caratteristiche che lo rendono  funzionale all’industria tessile: dalle calze da donna ai paracadute, inizia l’ascesa delle “fibre sintetiche”.

Partendo dal lavoro di Carothers, Rex Whinfield James Tennant Dickson nel 1941 brevettano il polietilene tereftalato (PET), insieme con il loro datore di lavoro, la Calico Printers’ Association di Manchester. Nel dopoguerra questo poliestere ebbe grande successo nella produzione di fibre tessili artificiali (Terylene), settore nel quale è largamente impiegato tuttora (per esempio, è in PET il tessuto noto come pile). Il suo ingresso nel mondo dell’imballaggio alimentare risale al 1973, quando Nathaniel Wyeth (Du Pont) brevettò la bottiglia in PET come contenitore per le bevande gassate. Leggera, resistente agli urti e trasparente, la bottiglia inventata da Wyet è oggi lo standard per il confezionamento delle acque minerali e delle bibite.

La guerra stimola l’esigenza di trovare sostituti a prodotti naturali non reperibili, per cui vengono sviluppati i poliuretani in sostituzione della gomma, soprattutto in Germania, mentre dal 1939 sono industrializzati i primi copolimeri cloruro-acetato di vinile, sviluppando scoperte di inizio secolo. Da allora il cloruro polivinile (PVC) servirà, ad esempio, per i dischi fonografici.

GLI ANNI ’60

Gli anni ’60 vedono il definitivo affermarsi della plastica come insostituibile strumento della vita quotidiana e come “nuova frontiera” anche nel campo della moda, del design e dell’arte.

Il “nuovo” materiale irrompe nel quotidiano e nell’immaginario di milioni di persone, nelle cucine, nei salotti, permettendo a masse sempre più vaste di accedere a consumi prima riservati a pochi privilegiati, semplificando un’infinità di gesti quotidiani, colorando le case, rivoluzionando abitudini consolidate da secoli e contribuendo a creare lo “stile di vita moderno”.

 

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LA PLASTICA OGGI

I decenni successivi sono quelli della grande crescita tecnologica, della progressiva affermazione per applicazioni sempre più sofisticate ed impensabili, grazie allo sviluppo dei cosìddetti“tecnopolimeri”.

Il polimetilpentene (o TPX) utilizzato soprattutto per la produzione di articoli per i laboratori clinici, resistente alla sterilizzazione e con una perfetta trasparenza; le poliimmidi, resine termoindurenti che non si alterano se sottoposte per periodi anche molto lunghi a temperature di 300°C e che per questo vengono utilizzate nell’industria automobilistica per componenti del motore o per i forni a microonde; le resine acetaliche, il polifenilene ossido, gli ionomeri, i polisolfoni, il polifenilene solfuro, il polibutilentereftalato, il policarbonato usato, fra l’altro, per produrre i caschi spaziali degli astronauti, le lenti a contatto, gli scudi antiproiettile. I “tecnopolimeri” hanno tali caratteristiche di resistenza sia termica che meccanica (peraltro ancora in parte inesplorate) da renderli spesso superiori ai metalli speciali o alla ceramica, tanto che vengono utilizzati nella produzione di palette per turbine e di altre componenti dei motori degli aviogetti, o nella produzione di pistoni e fasce elastiche per automobili.

La storia della plastica è, certamente, in continua evoluzione ed espansione; sarà in grado di conquistarsi nuovi spazi e nuovi orizzonti creando progresso per l’intera collettività.

 

 

 

Online il nuovo sito

E’ da oggi on-line il nuovo sito di Polistamp.
Un nuovo design, una nuova struttura e un accesso ai contenuti più agevole. In questa sezione troverete informazioni aggiornate sulla nostra azienda.